Bologna e il verde

Manifesto del nuovo vivaismo a Bologna

Questo manifesto nasce dalla necessità di ridare slancio al verde di Bologna, tagliando in maniera forte e decisa con il passato.carlinoalex

Ci si stanca nel vedere giardini lasciati al caso o talvolta abbandonati. Non si concepisce un giardino dove tutto il colore ruota attorno al verde e alle sue sfumature. Non si accetta la separazione tra acqua e giardino. Non si sopporta chi lascia morire le piante e non si impegna per capire come accudirle. Non si tollera chi compra un giardino tanto per averlo. Si ha pietà per chi ogni anno spende soldi senza avere una minima soddisfazione dalle piante. Annoia chi usa il termine “generosa” per una pianta e si dimentica di concimarla. Non si comprende chi mette su due piani diversi la casa e il giardino. Il giardino non può essere solo un “pronto effetto”, ogni pianta deve avere una sua dimensione e deve aver modo di sviluppare una sua storia. Non si può a livello di Provincia avere diverse concezioni di verde che cambiano da Comune a Comune. Non può essere una rotonda la sola espressione del verde e dell’arte in un Comune.

Quando gli aspetti negativi si presentano così numerosi è giusto che nasca un manifesto del “Nuovo Vivaismo”. Un movimento, capace di ridare passione, per stimolare Bologna a tornare come era un tempo. L’unione degli elementi positivi deve prendere il sopravvento su quelli negativi. Amanti del giardino unitevi, è ora di cambiare la tendenza.

Analizzeremo i punti che utilizzeremo per rilanciare il concetto di verde e colore.

Qui non inventeremo niente, andremo solo a spolverare a riportare a nuovo.

Il binomio giardino acqua è imprescindibile. Basta guardare l’antichità dai giardini romani a quelli babilonesi, egiziani, francesi. Quando si vuole un bel giardino è giusto pensare come prima cosa all’acqua e all’impianto di irrigazione. L’impianto non solo ne ottimizza il consumo, ma permette di farla giungere nella giusta quantità a tutte le piante. Che sia un giardino, un terrazzo, un orto l’acqua deve essere usata con intelligenza. Spesso mi sento chiedere come si deve fare per aiutare le piante a sopravvivere se si va in ferie in estate. Se hai il rubinetto dell’acqua in terrazza e non fai l’impianto di irrigazione vuol dire che delle tue piante non ti importa nulla. Vai in ferie e non fare l’ipocrita. Se ti manca il rubinetto chiama un idraulico e fai l’impianto di irrigazione. Non facciamo facili moralismi. Goditi le vacanze e quando torni penserai alle piante. Differentemente portale con te o affidale a qualche amico o parente.

Bologna è la città del tutto e niente botanico. Possiamo avere la temperatura e le piante del Trentino in inverno, come in estate quelle della Sicilia. Allo stesso tempo in inverno muoiono le piante meridionali e in estate muoiono quelle del nordiche. Sicuramente non riusciamo ad avere l’eternità, ma non si può avere tutto. Le limitazioni sono l’umidità, alta sia in inverno che in estate, dove in inverno si manifesta con la galaverna e in estate con l’afa. Per semplificare la galaverna bagna la pianta che con il ghiaccio si rovina o muore. L’afa non permette alle piante nelle notte estive di riprendersi dalla calura del giorno. Il risultato è al cinquanta per cento, ma chi sta a Bologna può permettersi di togliersi molte soddisfazioni botaniche.

I costruttori che vendono case con giardino e con terrazze verdi, devono consultare veramente i giardinieri perché quando arriviamo non facciamo altro che trovare dei problemi. Spesso si vedono giardini o terrazzi strutturati in modo irrazionale senza prese d’acqua e di luce, fioriere con poca terra, senza scolo per l’acqua o senza che quest’ultima si convogli nei pluviali. Giardini con un numero alto di botole e di dislivelli tra terra e cemento senza senso. Le varianti sono molteplici, il tutto a danno non solo del nostro lavoro, ma anche della passione dell’acquirente, futuro “giardiniere”. E’ necessario che il costruttore consulti il giardiniere, poiché allo stato attuale il valore di una casa a Bologna dipende dal verde che si offre e non solo dalle mura. E per il futuro acquirente “giardiniere” la vedo dura, molto dura.

I soldi spesi per l’acquisto della casa e del suo arredamento hanno un quantum. Quelli spesi per il giardino no! Vi siete chiesti cosa vi può costare un giardino piccolo o grande che sia dopo vent’anni? E’ meglio non fare i conti altrimenti rischiate di abbandonare ogni desiderio di verde. Il giardino deve essere tenuto come la vostra casa, in ordine, controllato e pulito. Spesso vedo giardini totalmente piastrellati, abbandonati dove la parola verde è bandita. Chi compra una casa con giardino ha una passione a cicli. Si inizia con l’entusiasmo, si cade in depressione, si riprende entusiasmo e così via. L’obiettivo di un vivaista-giardiniere è quello di tenere l’entusiasmo in una via di mezzo, quella via che permetterà nel corso degli anni di avere sempre un giardino ben tenuto e curato. Ricordandosi sempre che un giardino è il prolungamento della propria casa.

Bisogna costruire il giardino o il terrazzo partendo dalle fondamenta. Bisogna valutare bene l’esigenze del committente. Dalle sue indicazioni si capisce se farlo complesso o meno, anche il funzione o all’importanza che gli dedica. Si realizza un buon impianto di irrigazione, e si sistemano le piante. Inizia il difficile. Si segue il committente passo dopo passo finché non impara a gestire e capire il suo giardino. E’ un’impresa titanica, ma solo così giorno dopo giorno si riuscirà ad avere una qualità che deve essere il nostro primo obiettivo. Inizialmente un vivaismo razionale e consapevole, al quale bisogna ambire in questa prima fase, di ripristino di tutti i valori “verdi” logorati nel tempo qui a Bologna. Successivamente si potrà anche sognare.

Chi compra una pianta e si informa in maniera corretta su come farla crescere e ne applicherà le informazioni, avrà delle soddisfazioni straordinarie. Bisogna cercare di abbinare al meglio i consigli rispetto la posizione in cui si metterà la pianta e di come accudirla. Bisogna informarsi il più possibile. Da ogni successo troveremo le energie giuste per continuare senza spendere ogni anno soldi in maniera inutile. Le regole base sono praticità e semplicità. Non importa avere un concime per ogni pianta, un insetticida per ogni insetto, etc. bisogna razionalizzare e usare tecniche semplici. Cerchiamo di non comprare le piante nei supermercati poiché sono esseri viventi e hanno bisogno dei loro ambienti.

Il vivaista deve essere preparato, aggiornato e appassionato. Mai fermarsi, guardare sempre avanti. L’onestà intellettuale e il buonsenso devono essere i motori del nuovo vivaismo. Quelli che alimentano la passione di cui ora ne abbiamo bisogno. Un giorno un vivaista ha detto che le piante rendono meno di altri “prodotti” perché sono da innaffiare. Ecco questo non è più un vivaista. Tanto meno lo è chi usa il pronto effetto per vendere giardini iper costosi, belli il primo anno e pieni di insidie negli anni successivi. Il vero vivaista è chi progetta un giardino e poi lo mantiene seguendo di pari passo le esigenze del committente. Inoltre il vivaista deve diffondere la cultura per il verde non mistificarlo. Il vivaista deve dare il massimo delle spiegazioni e dei consigli. Più si conosce il verde più è bello, più ne aumenta la richiesta.

Il regolamento comunale del verde deve essere uno a livello provinciale con le varianti specifiche per i comuni più particolari. L’uniformità permette ai giardinieri di essere conformi a quanto disposto dalla pubblica amministrazione. I regolamenti devono essere preparati da persone tecniche e preparate. Per esempio posso potare la Magnolia tutto l’anno a Bologna mentre in un paese limitrofo è vietato da aprile a ottobre. Perché? Propongo di abolire con regolamento comunale tutte le reti ombreggianti di separazione. Non si può comprare un giardino, luogo di piante, e non usare queste come frangi-vista. Inoltre obbligare l’utilizzo di siepi miste. Quest’ultimo è uno sfogo perchè il giardino non sia né quieto né filisteo.

Bisogna abbattere immediatamente le piante secche. Spesso mi capita di vedere alberi, piantati da poco, secchi. Bisogna intervenire subito e non lasciarli lì, non è un bel vedere. Ricordiamoci che c’è un momento giusto per piantare ogni pianta. Non facciamoci prendere dalla fretta e ricordiamoci che l’acqua è fondamentale per l’attecchimento. La pacciamatura che sia di corteccia, lapillo, di cocco o di quant’altro deve essere solo un aiuto alla pianta. Fare dei giardini dove è la pacciamatura che la fa da regina è come cementare il tutto. Diamo un futuro al verde, puntiamo sulla pianta.

Aboliamo le parole che danno aria alla nostra voce senza tutelare la pianta. Smettiamola di dare del generosa ad una pianta senza concimarla o innaffiarla. Ci deve essere un dare ed un avere. Ogni anno proviamo piante nuove per cercare nuovi stimoli. Pensiamo a ridefinire anche i giardini storici. Non è obbligatorio piantare sempre la stessa pianta per rispetto alla storia. Spesso o talvolta anche chi ci ha preceduto ha sbagliato. Bisogna sempre contestualizzare l’utilizzo delle piante poiché il clima nel corso degli anni è cambiato, così come la città. Talvolta abbattere una pianta sana per ripiantarne una con caratteristiche diverse può aver senso, sempre in una logica di ridefinizione del giardino. Abbattere senza giustificazione o per cementificare non va bene.

Se vuoi bene ad una pianta non solo devi cercare la posizione giusta dove metterla, ma devi anche innaffiarla e concimarla con sistematicità. Sembra ovvio e banale. Provaci.

Se guardiamo oggi Bologna, troviamo un centro dove nei balconi ci sono poche piante, dove il colore dei gerani, delle surfinie e di tutte quelle piante colorate è ridotto ai minimi termini. E’ stata mossa, in questi giorni, una proposta di rilancio dell’immagine di Bologna con l’uso dei fiori anche in Piazza Maggiore. E’ vero siamo diventati un paese grigio. Ogni tanto vediamo delle rotonde colorate, artistiche. Ormai le uniche espressioni di verde e di arte in città. Ma è la cosa giusta? Bologna ha dato un enorme contributo a “Cervia in fiore” e i risultati si vedono. Ma Bologna che fine ha fatto? Sta inseguendo, almeno si spera.

Bologna è così imperfetta che fare il vivaista è straordinario. Gli stimoli ci sono e ambire a cambiarla ti mette ogni giorno alla prova.

Alessandro Menzani

Enzo Mordini

Casalecchio di Reno, 15 giugnio 2010

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